Dopo il Bora…il Borino

BORINO2Oltre al Bora, il Borino. L’ultimo arrivato in casa Digitech compie un deciso passo avanti verso chi si avvicina alla regolarità: perchè? Costa meno del fratello maggiore (690 euro contro 1074), occupa meno spazio e soprattutto non ha bisogno di alcun supporto per poter essere utilizzato in gara come in allenamento proprio in virtù della riduzione di peso e ingombro.
L’azienda triestina, dopo aver «aumentato» il numero di prove memorizzabili portandolo da 60 a 99, ha provveduto ad immetterlo sul mercato. Ad una prima visione, il Borino lascia spiazzati: chi è abituato al Bora troverà strano avere un display così piccolo e soprattutto considererà una limitazione non avere i numeri «fisici» da schiacciare ma dover utilizzare le frecce per immettere i tempi delle singole prove e per muoversi in generale all’interno del menù. In fondo, è solo una questione di abitudine.
BORINO1Superato questo impatto, il Borino si rivela poi una piacevole scoperta: a parte il prezzo (di questi tempi rispiarmiare 360 euro non è cosa da tutti i giorni per uno sport spesso costoso) risulta essere decisamente comodo per il poco spazio che occupa, quasi un terzo rispetto al Bora. Una particolarità che gli consente di essere comodissimo per quei navigatori che sdoppiano (a garanzia del pilota, cioè che fanno una sdoppiata utile solo se si ferma il Bora del pilota): tra radar, tripmaster, penne e tabella tempi, poter risparmiare dello spazio risulta spesso un plus utilissimo. Una «realtà» che inevitabilmente ne esce valorizzata nel caso ci si trovi su anguste auto anteguerra dove nemmeno si riesce a starnutire.
Utilizzandolo emergono altre cose interessanti: sincronizzando lo strumento rimane visibile sul display il tempo di entrata, di uscita ed ovviamente l’errore di sdoppiata, tutto questo su un display ovviamente ridotto. Durante il countdown gli ultimi 10 secondi si ingrandiscono favorendo la lettura da parte del pilota che si appresta al passaggio. Ultima cosa: per mettere lo strumento nella funzione restart basta premere un solo pulsante anzichè due, operazione che, con l’auto in movimento, potrebbe rappresentare un rischio.
Personalmente credo si tratto di uno strumento che interessa una parte dei regolaristi: chi ha il Bora perfettamente funzionante non ha motivi per arrivare al Borino, chi invece si avvicina alla regolarità, oppure fa il navigatore, potrebbe trovare nel Borino lo strumento ideale per prestazioni (non dimenticare che la tecnologia è quella del Bora vero e proprio) e prezzo di acquisto.

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Gran Premio Nuvolari: ecco le 253 auto al via

In attesa del via ufficiale il 21 settembre da Mantova, gli appassionati di auto storiche hanno potuto conoscere pochi minuti fa gli equpaggi che si sfideranno lungo il percorso sull’asse Mantova-Rimini rinunciando così al mar Tirreno, negli scorsi anni punto cardine del percorso.

Primo dato interessante: 250 iscritti (non pochi considerando il momento in cui tutte le manifestazioni devono fare i conti con un calo del 20%), solamente 121 sono italiani: una percentuale decisamente al di sotto del 50 percento che la dice lunga sulla situazione economica italiana con una contingenza del tutto particolare che ha convinto molti collezionisti a tenere in garage le proprie automobili per cercare di guadagnare un briciolo di anonimato. Una scelta che, senza dubbio, non fa bene al movimento.

Scorrendo l’elenco è facile anche cercare i favoriti che si giocheranno il successo durante le 77 prove speciali (la peggiore può essere scartata): in primis il vincitore dell’ultima edizione, Giuliano Canè su Lancia Aprilia (o cambierà auto?) ma anche i due alfisti della squadra del Museo di Arese Fabio Salvinelli (Alfa Romeo 6C 1500) e Alessandro Gamberini (sulla 6C 1750) e il fresco campione italiano Andrea Vesco che guiderà la Fiat Balilla con cui spesso ha ottenuto medie di assoluto rilievo. Non mancano anche alcuni vincitori delle Mille Miglia passate: dal pilota di casa Giordano Mozzi che torna sull’Aston Martin dopo l’avventura sulla Astura fino a Bruno Ferrari al volante della Bugatti T37. Tra gli outsider possono starci di buon grado Alberto Riboldi sulla Fiat 508 Morettini, Ezio Salviato su Lancia Aprilia, Gianmaria Aghem sulla Bmw 328 (uscita malconcia dalla Coppa d’Oro), Sergio Sisti sulla Riley Sprite e Mauro Giansante sulla Ermini 1100 che appartenne proprio a Tazio Nuvolari. Una macchina che, proprio in questa gara, avrà gli occhi di molti addosso proprio per la storia del tutto particolare che si porta appresso. Al di là della classifica, cui, coefficiente alla mano, difficilmente potrà vederla nelle primissime posizioni.

Il pit stop intelligente arriva dall’Olanda

John e Rutger Houtkamp, collezionisti olandesi che hanno preso parte alla Coppa delle Alpi, hanno dato spettacolo sul Tonale. Non per le prestazioni sul pressostato, che sono restate “cosa” per gli eletti della regolarità, quanto per la facilità con cui hanno montato le catene sulla loro Aston Martin DB 2/4 del 1958.

Che hanno fatto? Senza scomporsi hanno pensato bene di tirare fuori una sorta di crick ad aria: un tubo collegato allo scarico della macchina, incanalava aria calda fino ad una sorta di cilindro posto sotto la vettura. Gonfiandosi, il crick sollevava l’auto consentendo un pist stop senza troppa fatica. Veloce, senza fatica e, con ogni probabilità, anche decisamente comodo. Non ci sarebbe da stupirsi se i collezionisti olandesi ricevessero qualche “ordinazione” dagli amici italiani in vista della prossima Coppa delle Alpi. Il crick a manovella? Roba tremendemante vecchia. E scomoda.